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Venerdì scorso siamo partiti, la solita formazione (Teo, Franco ed io), dal bar in piazzetta Bersaglio, e tutti gli altri che abbiamo visitato o nei quali abbiamo curiosato da fuori sono a gestione cinese, persino il mitico bar Principe, ritrovo storico del quartiere di Oltrisarco, come ci spiegava Franco, che lì ci è cresciuto. Le due ragazzine che lo gestiscono da tre mesi ci hanno offerto gli involtini primavera, alle sette e mezza di sera eravamo gli unici clienti e ho idea che fossero contente di vederci. Il bar in piazzetta invece era pieno, frequentato da gente del quartiere, gente di passaggio, e parecchi stranieri. La famiglia che lo gestisce già da qualche anno viene dalla Cina meridionale, la mamma parla pochissimo italiano mentre i figlio, che è cresciuto qui, lo parla perfettamente, addirittura con quella tipica cadenza indefinita, che non è né veneta né trentina, che in genere contraddistingue i bolzanini di lingua italiana. Aprono già alle cinque del mattino per gli operai che vanno al lavoro e sono aperti fino alle undici di sera. L’altro bar, a metà circa di via Cl. Augusta, era pieno anche quello, c’erano gruppi di amici che si facevano il bianchetto dopo avere staccato dal lavoro, mamme, straniere e non, con bimbi vivacissimi, l’immancabile barista cinese molto cordiale. La gestione cinese è nettamente predominante e viene davvero da chiedersi, cosa spinge i gestori di bar locali a cedere sempre più spesso la loro attività. Forse perché i cinesi si accontentano di incassi più modesti? Perché gli pesa di meno lavorare di più? E i bolzanini che mollano il bar ai cinesi poi cosa vanno a fare? E perché i cinesi trovano conveniente rilevare questi bar in periferia? Dobbiamo assolutamente andare a trovare qualche ex gestore per farci spiegare meglio.
Anne

Lunedì 1 marzo eravamo tutti in piazza della Mostra per lo sciopero degli immigrati. In prima fila Teo e Franco in veste di promotori e organizzatori alround e portavoce della Rete dei Diritti dei senza Voce insieme ai tanti amici attivisti, stranieri e non, aderenti ad associazioni, fondazioni, partiti e quant’altro. Al mattino era tutto un montare gazebo, attaccare bandiere e cartelli, collegare impianti, disporre tavoli, distribuire volantini, gonfiare palloncini, rilasciare interviste alle varie radio e TV accorse, scaricare furgoni, montare il palco, piazzare gli strumenti ecc. La manifestazione è nata così, in mezzo a questo lavorio frenetico che si è protratto fino a mezzogiorno circa e in cui tutti aiutavano come potevano, mentre la nostra amica Isabel, sfidando le rigide temperature mattutine, sfarfallava operosa per il Musterplatz sfoggiando un mise multicor ma gelida, e suppongo che solo la sua natura muy caliente y solar ha potuto preservarla dalla broncopolmonite garantita.
Nel corso della giornata, trascorsa tra musiche (da segnalare un mirabile Franco vocalist!) e danze (fantastici i percussionisti senegalesi), reading e performances teatrali per finire con gi interventi dei politici, si sono avvicendati molti immigrati e molti, anche se non moltissimi, cittadini curiosi. La poesia in inglese dedicata a Miriam Makeba, icona mondiale della lotta al razzismo, è stata letta da un amico pachistano del centro profughi insieme ad un’amica australiana, mentre un pittore iraniano, sempre ospite del centro, ha realizzato un ritratto della cantante, esposto poi sul palco. La preparazione, avvenuta nei giorni precedenti al Gorio, è stata divertente ed emozionante, il mix di nazionalità, razze e biografie tanto improbabile quanto efficace e alla fine erano tutti contentissimi e avrebbero voglia di fare altre cose insieme.
Il clou è stato tra le sei e le sette del pomeriggio, quando, molto più tardi rispetto alle altre città europee, si sono fatti volare i palloncini gialli - del resto, siamo o non siamo una regione a statuto autonomo? :-D C’erano tutti, dai soliti noti ai cittadini agli immigrati. Bella giornata, insomma, ma bisognerebbe continuare a tenere alta l’attenzione sull’argomento. Summer Drafts ci sta provando.
Anne

Domenica, Hilary, Franco, Teo ed io ci siamo ritrovati alla Chiesa di Tre Santi per incontrare la comunità ucraina. Dopo l’aperitivo di rito - ormai non ce lo facciamo mancare mai - eravamo pronti per entrare in’azione, ma sfortunatamente, quando siamo entrati in chiesa la messa era già finita da un pezzo, evidentemente ci avevano informati male. Siamo andati a chiedere lumi in canonica, dove ci hanno suggerito di andare a vedere in una saletta attigua, che lì c’era qualcuno. Infatti, fortuna nella sfortuna, le donne ucraine, una ventina circa più due uomini, erano proprio lì, in questa sala accogliente e dotata di cucina, che affittano regolarmente a domeniche alterne per passare il pomeriggio e la serata a parlare nella loro lingua, giocare a carte, bere il tè e mangiare i loro dolci dopo la messa. Tutto questo ce l’ha raccontato la signora che ci ha accolto dopo che siamo stati per un po’ sulla porta, indecisi se fosse il caso o meno di “disturbare” quella piccola comunità che ci è subito apparsa molto raccolta. Ci ha spiegato, in un ottimo italiano, che loro, tutte signore di mezza età, come sapevamo sono badanti, che la messa in ucraino si tiene ogni seconda domenica alle 14:30 e che viene officiata da un certo Don Agostino di Trento. Ci ha fatto capire quanto siano importanti e “rigeneranti” questi momenti di ritrovo in cui possono finalmente “riposare” nella loro lingua e dire i fatti di casa loro. Teo le ha informate a proposito dell’iniziativa del 1. Marzo invitandole a partecipare e loro sono parse contente, forse qualcuna verrà. Poi ci siamo messe un in po’ in disparte, che non ci pareva giusto invadere più di tanto quel loro spazio “mentale” con le nostre domande, costringendole a parlare nuovamente in italiano, anche se ci sarebbe stato tanto da chiedere. Immagino che la prossima volta che torneremo a farci vedere, proporremo d’incontrarci al di fuori del loro ritrovo domenicale. Considerato che sono libere solo di domenica e qualche ora nel pomeriggio durante la settimana, non sarà facilissimo. Dopo un po’ siamo uscite così come eravamo entrate, in punta di piedi, e siamo tornate al solito bar accanto alla chiesa ad aspettare Franco, che nel frattempo aveva fraternizzato con uno dei due uomini presenti e non c’è stato verso d’interromperli. Quando, molto dopo, ci ha finalmente raggiunte al bar, eravamo intente a discutere di tutto e di più e siamo andati avanti fino alle otto di sera parlando di bilinguismo, Austria, decadentismo, politica, Sanremo e quant’altro. Praticamente abbiamo fatto “scappare” i pochi avventori ormai rimasti e anche il barista cinese ha preferito uscire a fumarsi una sigaretta, che mi sa che pure lui era bollito dalle nostre disquisizioni :). Saran state pure pallose, ma io le ho trovate piuttosto interessanti. Alla fine, esaurito l’effetto Veneziano, ci siamo finalmente arrestati come pile scariche, sorprendentemente pure Teo, ma del resto con lei eravamo reduci da un’altra avventura vissuta quello stesso pomeriggio… (vedi sotto)
Anne

L’appuntamento con Teo era davanti al Comune in vicolo Gumer per le 15:30 in punto. Era stata invitata a intervenire in qualità di portavoce della Rete per i Diritti dei Senza Voce ai festeggiamenti per la nascita di Muhammad (pbsdl), che si celebrano ogni anno nel 12° giorno del terzo mese lunare e che quest’anno cadeva per l'appunto di domenica, 21 febbraio. La festa è stata organizzata dall’associazione culturale pachistana Minhaj-ul-Quran e la sala di rappresentanza del Comune era affollata fino a fuori nel foyer, dove grappoli di uomini in casacca e turbante, ma anche in jeans e giacca di pelle, rimasti in piedi parlavano fitto fitto, tra loro anche i visi noti di alcuni venditori di fiori che circolano per i locali di Bolzano. Mentre questi ultimi ci guardavano con aria interrogativa, ci hanno fatto entrare nella platea gremita di soli uomini, una distesa di teste cinte di nero, marrone, bordeaux e beige/avorio, coronata in fondo dal bouquet coloratissimo delle loro donne, sedute sopra, in galleria, con i bambini e fasciate in sari dai colori sgargianti. Ci fanno accomodare davanti, in prima fila, aggiungendo delle sedie, nelle quali sprofondiamo imbarazzatissime; con l’assessora alle politiche sociali Trincanato, che avrebbe fatto gli onori di casa, Teo, me e qualche altra ospite, noi donne locali saremo state in tutto una manciata. Per l’imbarazzo non sono riuscita a togliermi il cappotto per l’intera durata della cerimonia: due ore.
Gli interventi dei vari rappresentanti di associazioni pachistane provenienti un po’ da tutta Italia si sono susseguiti numerosi, hanno recitato poesie, intonato canti e narrato episodi dalla vita del profeta, di cui si festeggiava appunto la nascita. Peccato che tutto questo sono venuta a saperlo solo a festa finita da Abbas, il nostro amico del cricket di Summer Drafts1, che era lì anche lui tra gli organizzatori e che se avesse saputo che ci saremmo state, avrebbe provveduto a farci avere una traduzione. Ovviamente l’intera celebrazione si è svolta rigorosamente in urdu, e non c’è stata speranza di cogliere alcuna parola che non fosse “Bolzano” o qualche frase velocissima in un inglese pronunciato alla maniera indiana. Quando, poi, è stata la volta del giovane Imam, per noi son stati dolori. Portava un magnifico zuccotto rituale ricamato e luccicante e gli occhiali gli conferivano un’aria decisamente intellettuale. Dal tavolo dei relatori, al centro del quale sedeva sul palco, ha parlato, predicato, si è infervorato, ha abbozzato qualche sorriso e poi è tornato un’altra volta a tuonare ininterrottamente per oltre un’ora, la voce sfranta per lo sforzo e le belle mani affusolate atteggiate in gesti rituali. Eravamo tutte tremendamente in tensione, che pure senza capire una sola parola, a parte una raffica di “everyday-is-mother’s-day” ripetuti più volte, è riuscito a farci sentire terribilmente in colpa. Retaggio del nostro background giudaico-cristiano o proprietà intrinseca di qualsivoglia religione, quella di suscitare il senso di colpa? Mah?! Alle bordate dell’Imam s’inframezzavano le acclamazioni spontanee e vigorosissime, quasi guerriere, del pubblico, che in quel modo faceva ripetutamente la òla per rispondergli. Inquietante! Dopo un’ora e mezza trascorsa in quello stato di suggestione mista a timore e imbarazzo, ho iniziato a ricodificare il sonoro incomprensibile sotto forma di ripetuti “péntiti” preceduti da un “Rosanna”. Mentre mi chiedevo cosa diavolo potesse voler dire in urdu quel “Rosanna pentiti”, ripetuto decine e decine di volte, e perché mai fossero tutti così incavolati proprio a natale, i bambini, progressivamente sfuggiti al controllo delle loro variopinte mamme, avevano iniziato a fare quello che fanno solitamente ovunque, ovvero un discreto casino, senza tuttavia che la cosa turbasse gli accigliati presenti. Pertanto, la percezione del fervore come incavolatura a quanto pare è un errore d'interpretazione tipicamente occidentale, come mi ha assicurato in seguito Abbas.
Sulla parete dietro al palco campeggiavano poster raffiguranti moschee e minareti, la foto del capo spirituale pachistano, di cui purtroppo ignoro il nome, il logo dell’associazione internazionale Minhaj e numerose scritte in urdu, mentre il tavolo dei relatori era bordato di festoni in carta lucida sfrangiata che mi evocavano certe atmosfere siciliane. Wow! Finalmente è stato il turno degli ospiti locali, ormai allo stremo, e Teo, come sempre e nonotante la tensione, ha fatto la sua parte egregiamente, invitando tutti a intervenire il 1. marzo. Dopo l’ultimo canto si sono sciolti i ranghi e tutti a casa. Davanti al Comune gli organizzatori offrivano dei sacchetti con dentro una sorta di merenda al sacco.
Era tanto che non mi sentivo così abissalmente ignorante e spaesata rispetto a una parte di mondo, del quale mi sono resa conto di non conoscere assolutamente niente. Patemi a parte, un’esperienza da ripetere.
Anne

Sicuramente alcuni di voi avranno seguito la questione della costruzione della moschea in viale Trento a Bolzano, di cui è appena stata congelata ad libitum l'approvazione del progetto in seguito alle proteste della popolazione di quella zona. vedi articolo sull'Alto Adige
Sotto la voce Files del menu a fondo pagina ho allegato un documento con la presa di posizione in merito che ho pubblicato su facebook. Ritengo che questa vicenda riguardi da vicino noi di summedrafts e che dovebbe motivarci intanto a tornare all'Agadir e poi a pensare concetamente agli interventi da proporre per quest'estate.
Anne

Alle ore 18,15 di venerdì 22 gennaio ci siamo trovati al bar da Mario (non quello di Ligabue, ma insomma) in via Resia Anne, Olfa, Franco e Teo. Da lì è cominciata la ricognizione alla volta della sala Bingo.
Come veri e propri neofiti della “tombola pubblica” abbiamo creato subito un po’ di confusione tra gli addetti, in quanto non sapevamo assolutamente come muoverci. Dopo esserci accomodati ad un tavolo, è arrivata una cameriera per prendere le ordinazioni che dovevano essere pagate subito, mentre un addetto ci stava vendendo le cartelle e i numeri cominciavano ad essere estratti! Eravamo nel pallone più totale. Comunque dopo qualche istante siamo riusciti ad entrare nella logica del luogo e a divenire esperti giocatori di Bingo, tant’è vero che all’interno del gruppo c’è stata una vincita, neppure da buttare via.
Tra un’estrazione e l’altra, 5 minuti ca., siamo riusciti a chiacchierare, ridere e a osservare gli altri giocatori (un centinaio circa), persone profondamente concentrate, al punto che neppure le coppie o le famigliole presenti non scambiavano neppure una parola o uno sguardo. Professionisti del gioco! Abbiamo quindi compreso che sarebbe stato impossibile riuscire ad avere con loro un benché minimo contatto verbale.
Il pubblico:
Diciamo che la presenza femminile era proporzionale a quella maschile, l’età variava da giovani coppie ad anziani pensionati, unitamente a mamme sole con prole (anche in carrozzina) annessa.
Non essendo stato possibile svolgere il compito assegnatoci, ci lasciammo travolgere dal turbine del gioco, tant’è vero che dopo un’ora e mezza grazie alla nostra mostruosa forza di volontà, nonostante l’azione “corruttrice” del Direttore della sala che ci aveva offerto dell’ottimo Prosecco della Marca trevigiana, riuscimmo ad abbandonare il campo ed uscimmo a “riveder le stelle”.
Ma gli 007 di SummerDrafts 2 già si stanno preparando alla prossima missione…vi apettiamo.
They will return…

Vediamo, questo sabato Hillary non può e penso neanche Valeria (festa Donne Nissa), io proporrei visto che comunque loro non possono di sabato di farlo piuttosto in settimana, però devo sentire Franco, perchè a me andrebbe bene di venerdì; però devo sentire lui.

Teo1973Teo1973 19 Jan 2010 07:22
in discussion Hidden / Per page discussions » Redirect

Mi piace molto questo sito, la presentazione della prima parte del progetto nelle varie lingue è stata un'eccellente idea.

by Teo1973Teo1973, 19 Jan 2010 07:22
Re: moderatore
summerdrafts2 (guest) 18 Jan 2010 19:43
in discussion SummerDrafts2-News / Commenti sulle uscite » Leggi e invia messaggi

Hi there Hilary, it simply means that now you have the same access administrators have: you can edit new content pages and access the manage site. Teo also is a moderator now. Potete aggiungere nuove pagine, gestire gli iscritti, controllare la pertinenza dei messaggi ed eventualmente intervenire in questo senso ecc. *A

Re: moderatore by summerdrafts2 (guest), 18 Jan 2010 19:43

ok, sono moderatore del sito - che cosa devo capire del wiki per fare questo lavoro? Lg Hilary

moderatore by hilsollyhilsolly, 18 Jan 2010 19:28

All’ultima uscita, sabato scorso, c’eravamo Franco ed io e ce la siamo presa comoda. La prima tappa è stata al Bossanova, il locale a conduzione brasileira che ha aperto i battenti da un mese circa. La barista ci ha confermato che la clientela, la stessa dell’ex Samba, è più che altro serale e notturna, per riuscire a contattare qualcuno bisognerà tornare un’altra volta dopo cena. Cerchiamo volontari. Poi siamo finiti al Temple Bar, il pub in piazza Domenicani, e lì ci siamo fermati un bel po’ a chiacchierare con la scollatissima Tanya, la bella irlandese che gestisce il locale insieme a Stephen. Franco ha filmato tutta la conversazione. L’atmosfera è molto friendly, il pubblico tendenzialmente giovane, ma non solo, e piuttosto internazionale o quanto meno anglofono. Difficile individuare un gruppo omogeneo, forse si potrebbe parlare del gruppo dei bevitori di birra (molta birra!). La cosa simpatica è che lì, sia che ci vai in gruppo sia che ci vai da solo, tutti tendono a parlare con tutti. Anche questo mi pare un posto da tenere in considerazione per una seconda puntata.
Anne

Terza uscita, dic 09 by summerdrafts2summerdrafts2, 14 Jan 2010 19:42

… ecco un altro brevissimo flash sulla spedizione di venerdì scorso. Con Teodora e Franco siamo andati a visitare alcuni bar tra viale Europa e via Palermo, in particolare quelli a gestione cinese, tra cui anche lo storico Bar Cristallo in fondo a via Palermo attaccato al ponte, quello in cui si trovano i 15-30enni del quartiere per giocare a calcetto. Parlare coi gestori cinesi, a parte uno, non è stato facilissimo, un po’ per la lingua e un po’ perché all’inizio forse temevano fossimo del fisco; poi, a forza di prosecchi e dandoci man forte a vicenda abbiamo trovato il modo più adatto per comunicare… Le ragazze con cui abbiamo parlato ci hanno detto dei gruppi che frequentano i loro rispettivi locali, dai giocatori di calcetto di cui sopra a un gruppetto di amici turco/curdi che s’incontrano regolarmente per giocare a scala quaranta. Sulla loro comunità invece, quella cinese, non sono state molto loquaci. A sentire loro, una comunità cinese non esiste e se la vedono per lo più ognuno in famiglia…, il resto a voce. Alla fine del giro, durato anche stavolta poco più di un’ora, eravamo alticci e contenti…
Anne

Seconda uscita, nov 09 by summerdrafts2summerdrafts2, 14 Jan 2010 19:37

… venerdì scorso con Teodora siamo andate in avanscoperta e abbiamo iniziato a visitare i bar e i locali gestiti da stranieri, come avevo proposto all’ultima riunione e prima ancora già a Valeria Vi per e-mail. Credo, infatti, che questa iniziativa non solo ci consentirebbe di cominciare a muoverci sul territorio ma potrebbe essere anche propedeutica all’individuazione vera e propria di gruppi omogenei, perché i baristi di solito la sanno lunga (vedi sotto).
Teodora ed io ci siamo date appuntamento venerdì pomeriggio e ci siamo fatte questo primo giro di ricognizione insieme, e devo dire che ci siamo divertite parecchio. Sembravamo due comari dell'esercito della salvezza. Abbiamo iniziato intervistando i gestori curdi del Caffè König in piazza Domenicani e abbiamo scoperto che un gruppo omogeneo che si ritrova lì con assoluta regolarità è p. es. quello dei ragazzi del liceo che fanno forca (= che saltano la scuola); poi abbiamo pettinato le kebabberie e gli alimentari a gestione curda o pachistana di via Garibaldi, quindi Teodora, che è una vera forza della natura, ha fatto irruzione in un magazzino/moschea in viale Trento proprio mentre erano tutti faccia a terra e culo ritto che pregavano, oops; infine, udite udite, siamo approdate al famigerato Caffè Agadir, pitturato di fresco in un’improbabile tonalità rosa confetto, con le tende di nailon lucido in tinta e la tv a manetta su Al Jazeera, dove ci siamo confessate El Mostafà, il gestore marocchino, gentilissimo e felice del nostro interessamento per il suo locale e i suoi avventori. Da lui abbiamo ricevuto un sacco d’informazioni proprio sui gruppi informali che conosce, abbiamo appreso che pachistani e nordafricani fuori dalla moschea non si frequentano, che lì da lui vanno soprattutto i mussulmani nordafricani e ci ha anche spiegato dove s’incontrano solitamente i pachistani ecc., molto interessante. Teodora, organizzatissima, aveva preparato dei moduli e ha preso un sacco di appunti.
Tra qualche settimana anche l’Agadir avrà la licenza per fare i Kebab e così abbiamo pensato di proporre al gruppo un incontro informale proprio lì, invece della pizza andiamo a farci quattro chiacchiere e un tè alla menta (da buoni mussulmani non vendono alcolici), così, tanto per rinfocolare un po’ la voglia di trovarsi e di stare insieme e per conoscere un posto nuovo, dove da soli non entreremmo. Spacciatori e brutte facce, almeno quel giorno, lì dentro non ne abbiamo visti, invece c’era il bimbo di Mostafà. Non c’erano nemmeno donne; lui dice che ogni tanto qualcuna ci va, ma non credo che facesse riferimento alle compagne dei suoi amici mussulmani. Poi, visto che eravamo lì, ho portato Teodora a vedere il famoso parco delle religioni, che sta proprio di fronte. Insomma, è stato bello e non ci siamo sentite per niente a disagio. E il tutto non è durato più di un’ora…
Anne

Prima uscita, nov 09 by summerdrafts2summerdrafts2, 14 Jan 2010 19:29

Eureka! Alla fine funziona. Parte il forum di summerdrafts su wikidot.com. Yuhuu!
Benvenuti a tutti, alle vecchie conoscenze e ai nuovi fans del progetto SummerDrafts!!
Qui dentro possiamo scambiarci informazioni, suggerire luoghi e/o gruppi da conoscere, condividere le nostre impressioni sulle esperienze che di volta in volta facciamo, esprimere le nostre valutazioni sull'andamento del progetto.
Se riscontrate qualche malfunzionamento nel sito o nel forum, o se avete dei suggerimenti per migliorarli, vi prego di segnalarmelo subito, cercherò di rimediare. Abbiate pazienza, ma in quanto neofita assoluta di questi siti web mi sento ancora un po' traballante :-)
Allora, la banda di SummerDrafts al completo vi aspetta come sempre numerosi!
A presto, Anne

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